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Parole che lasciano il Tempo che trovano…

5 ottobre 2011 1 commento

Wikipedia

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è uno dei più potenti strumenti del web, è una risorsa per gli utenti della rete gestita dagli utenti della rete. Una fonte di conoscenza in continuo mutamento da cui si può attingere gratuitamente. Inoltre chiunque può contribuire allo sviluppo creando così una sorta di aggiornamento continuo del sapere.

Niente a che vedere con le vecchie ed obsolete enciclopedie che qualche incaricato vendeva, fino a qualche anno fa, porta a porta. Non c’è paragone! Nel momento stesso in cui la acquistavi già eri consapevole del fatto che era vecchia e superata. Da questo si può riuscire a capire quanto sia grande l’innovazione portata da Wikipedia.

Purtroppo ieri il sito ha deciso di chiudere, speriamo temporaneamente, per protesta contro il ddl intercettazioni. Sì perché, a causa del famoso comma 29, diventerebbe il bersaglio di una marea di rettifiche che, chiunque si sia sentito offeso dalle pagine, potrebbe inviare al sito, costringendo gli amministratori ad apportare un numero altrettanto grande di correzioni. Questo, in pratica, si tradurrebbe nello smantellamento e nella chiusura dell’enciclopedia online.

Ma, mentre come me c’è chi reputa questo fatto un vero e proprio disastro, c’è chi ne è contento e scrive sul Tempo: “Wikipedia protesta? Meglio, c’è la Treccani. Torniamo all’antico”.”Il ddl sulle intercettazioni potrebbe avere un merito inaspettato: far scomparire Wikipedia”. “Manca la libertà? Meglio così”.

Probabilmente una mente antiquata come quella che ha scritto queste frasi non si rende conto della differenza abissale che c’è tra un’enciclopedia digitale ed una cartacea. Forse non sa che è molto più semplice portarsi in giro un portatile, un iPad o uno smartphone per collegarsi ad internet e consultare quello che serve, piuttosto che portarsi dietro 3 volumi della Treccani dal peso di 3 Kg l’uno! E forse non si rende conto che non tutti hanno i soldi per permettersela. Probabilmente è uno di quelli convinti che “non serve scrivere qualcosa se poi non ci si può avvolgere il pesce!” (cit. il simplicissimus)

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libertà di parola e di espressione che rappresenta e di cui già abbiamo discusso, volevo soffermarmi e riflettere sull’utilità reale di una normativa che regolamenti l’uso e la pubblicazione delle intercettazioni, anche perché in giro ho ascoltato molte opinioni discordanti.

Ovviamente nessuno di noi gradirebbe che qualcuno lo spiasse, o tanto meno vorrebbe vedere le proprie conversazioni private pubblicate su un giornale, anche nel caso in cui uno sia un onesto cittadino e non abbia comunque niente da nascondere. Fortunatamente la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono garantite costituzionalmente dall’articolo 15 che le qualifica come inviolabili. Ma è pur vero che, grazie alle intercettazioni, la magistratura è riuscita a scoprire numerosi reati che altrimenti sarebbero rimasti celati ed i suoi autori impuniti. Sempre l’articolo 15 recita:  “La limitazione delle libertà sopra enunciate può avvenire soltanto per atto motivato dell’ autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge.”

Quindi a questo punto la domanda mi sorge spontanea: “Ma questi politici agiscono per tutelare la nostra privacy o solo per un secondo fine, come ad esempio i propri interessi personali?! Limitare il potere della magistratura a beneficio del rispetto della privacy è un bene?! Ma per chi?!”

Forse abbiamo bisogno veramente di una normativa seria sulle intercettazioni. Il cui scopo dovrebbe essere quello di riuscire a trovare il giusto equilibrio tra tutela della privacy del cittadino e la necessità di indagare sulla criminalità. Purtroppo però siamo ben lontani da questo obiettivo, infatti, quello che verrà presentato mercoledì in Parlamento, a me sembra solo l’ennesimo tentativo di distruggere il potere giudiziario e di mettere un cerotto in bocca alla libertà di parola.

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48 ore, avrei l’obbligo di pubblicare un articolo-rettifica (con la clausola “senza commento” ) in cui ritiro quello che avevo precedentemente detto e ammetto di essermi sbagliato. Nel caso in cui mi rifiutassi rischierei una multa fino a 12mila euro.

Per me che non ho sempre pronti in tasca 12mila euro da buttare è un chiaro e semplice modo per privarci della nostra libertà di parola. Dalle mie parti questa si chiama dittatura!

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Io non voglio essere cancellato

1 luglio 2011 Commenti chiusi

In estrema sintesi sta succedendo questo: il 6 luglio l’AgCom voterà una delibera con cui si arrogherà il potere di oscurare siti internet stranieri e di rimuovere contenuti da quelli italiani, in modo arbitrario e senza il vaglio del giudice.
Siccome, con ogni evidenza, si tratta di una misura degna dei peggiori regimi, sarebbe il caso di rimboccarsi le maniche per evitare che venga approvata.
Cosa puoi fare:

  • se sei un blogger scrivi un post, usando il logo che vedi qua sopra e riportando tutti i link, e diffondilo più che puoi tra quelli che conosci;
  • vai alla pagina di Agorà Digitale in cui sono raccolti tutti i link, le iniziative e le proposte dei cittadini;
  • firma e diffondi la petizione sul sito di Avaaz;
  • partecipa e invita tutti i tuoi amici a “La notte della rete“: 4 ore no-stop in cui si alterneranno cittadini e associazioni in difesa del web, politici, giornalisti, cantanti, esperti.

Mi sa che è ora di darsi da fare: altrimenti tra poco rischiamo di essere cancellati.
A me la prospettiva non piace per niente.
E a voi?

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Fonte: Metilparaben.blogspot.com

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